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Shari'ah

La parola sharì‛ah sta a indicare il combinato disposto delle norme del codice di vita dell’Islàm, costituito dalla Rivelazione ricevuta dal profeta Muhàmmad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, incorporata nel Sublime Corano e da lui trasmessa, per mandato divino a tutta l’umanità, la destinataria di essa e dai precetti del Profeta, sempre che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, dai suoi esempi di vita, dai suoi insegnamenti e dalle sue tacite approvazioni, che si trovano nelle Raccolte di Tradizioni autentiche.

Il significato originario della parola sharì‛ah è quello di “corso d’acqua” e come l’acqua è essenziale per la vita, così la sharì‛ah è la fonte di una vita sociale armoniosa e ordinata.
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L’obiettivo della sharì‛ah è la promozione e la difesa di cinque fondamentali diritti dell’uomo: la religione autentica, la mente, la dignità, il corpo e il patrimonio.
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La religione autentica, vale a dire, quella, le cui verità e le cui norme di vita hanno per Autore il Creatore dell’uomo e di tutto ciò che uomo non è, il Quale fornisce nel creato le prove facilmente comprensibili della propria identità divina e della propria onnipresenza; prove non suscettibili di dimostrazione di falso. Sicché la consapevolezza da parte dell’uomo del proprio destino ultraterreno, che il Creatore certifica, ne assicura l’adesione incondizionata alla disciplina, in funzione del raggiungimento del benessere in questa vita terrena transitoria e della eterna beatitudine paradisiaca. La corruzione del sentimento religioso è il peggiore dei peccati mortali.
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Inoltre la sharì‛ah raccomanda la ricerca e la realizzazione di qualsiasi cosa che abbia per effetto la “fertilizzazione” della mente umana è vieta tutto ciò che può avere effetti dannosi e devastanti, come, per esempio, il consumo di bevande alcoliche, anche in piccole dosi, e il consumo di droghe non solo pesanti, ma anche di quelle leggere.
In terzo luogo la Sharì‛ah raccomanda di avere cura del proprio corpo, di alimentarlo con cibi nutrienti, di tenerlo pulito e in ordine, mentre proibisce tutto ciò che può essere nocivo alla sua salute.
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Anche la dignità umana è un valore fondamentale della persona, che ha diritto al rispetto da parte dello stesso titolare di essa quanto da parte degli altri. Per questo la sharì‛ah insegna che l’onore deve essere protetto e lo protegge. Per questo essa vieta tutte le azioni che menomano la dignità e tutti i comportamenti osceni.
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Da ultimo i beni materiali, il patrimonio e le sue risorse, secondo la sharì‛ah devono essere cercati, sviluppati, investiti, trattati e preparati per un buon uso di essa e un consumo ordinato al bene; non deve essere dilapidata e di essa non ha da essere fatto cattivo uso.
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Un altro aspetto della Sharì‛ah è la sua onnicomprensività; essa, infatti, comprende sia la sfera spirituale che quella materiale della vita individuale dell’uomo sia quella della vita sociale. Essa definisce la relazione tra la creatura umana e il suo Creatore e la sua posizione nell’universo. Essa enuncia i doveri dell’uomo verso se medesimo e verso i suoi simili. La sharì‛ah è quindi credo, adorazione, e armonioso ordine sociale. Essa è norma giuridica e norma etica.
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La sharì‛ah, che possiamo a ragione chiamare “legge sacra” è un onnicomprensivo corpus di doveri religiosi, che attengono alla spiritualità dell’uomo, e di norme giuridiche che regolano ogni campo dell’attività pratica nella vita quotidiana, a tutti i livelli. Le sue prescrizioni spaziano dal culto al rito all’ordinamento politico.
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Una caratteristica peculiare della sharì‛ah è che le cose o le azioni non vengono classificate come sacre o profane, come spirituali o secolari. L’Islàm è una religione realistica e nello stesso tempo che giunge al profondo del cuore, è una way of life razionale. Essa non prende in considerazioni concetti mistici o misteri. Tranne Allàh, i Suoi Attributi e il Suo Verbo [il Sublime Corano], nulla è sacro. Gli Angeli e i Profeti sono tenuti in grande stima e basta! Non sono destinatari di culto; è fantasiosa e senza autorizzazione da parte del Creatore la suddivisione del culto in culto di latria, di cui ha da esser destinatario il Creatore e il culto di dulìa, riservato a angeli e santi!
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Tutte le forme dell’adorazione e le “ibadāt” sono “spirituali” perché elevano lo spirito umano e non hanno come scopo il guadagno materale. Tutte le altre attività umane, educativa, lavorative, professionali ricreative sono buone e benedette con la ricompensa divina, quando sono in armonia con il volere divino, oppure sono cattive e nocive quando possono condurre alla collera divina, se sono trasgressive del Comandamento divino.
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È arbitraria la definizione di azione secolare quando tratta affari materiali come pure la definizione di azione spirituale, benché venga anticipata la ricompensa divina per lo sforzo. La dicotomia secolare-spirituale è una nozione estranea alla visione islamica del mondo.
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Un importante aspetto della sharì‛ah è che essa ha un’unica via per la sua attuazione. Per l’obbedienza a essa non sono necessarie l’opinione pubblica, le forse di polizia, i tribunali e le prigioni. Nel caso della sharì‛ah il fattore più importante dell’obbedienza alle sue norme da parte dell’uomo è la consapevolezza della onnipresenza di Allàh e che il “Suo Occhio” vede tutto e la certezza che ogni azione e ogni parola è messa per iscritto da angeli scrivani che hanno il compito di registrarle in un libro, che sarà presentato nel Giorno del Giudizio, in cui l’uomo si dovrà presentare davanti ad Allàh per rendere conto delle sue intenzioni, delle sue azioni e delle sue parole.
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È nella certezza della verità del rendiconto finale, nel giorno in cui ogni uomo si dovrà presentare davanti al Tribunale divino, il giorno in cui chi ha fatto un atomo di bene lo vedrà e chi ha fatto un atomo di male lo vedrà; ed è nella consapevolezza della onnipresenza di Allàh, a cui nulla sfugge, perché Egli vede gli sguardi, anche se gli sguardi dell’uomo non Lo vedono, che si fonda il sentimento del dovere di comportarsi in obbedienza alle norme della sharì‛ah per ottenere il compiacimento di Allàh, praticando la rettitudine e aborrendo la trasgressione.
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In ogni caso nell’ordinamento socio-politico governato dalla sharì‛ah è previsto anche un apparato sanzionatorio di ordine penale, in quanto la coscienza umana può essere corrotta dalle forze di Satana e dalla tentazione al male, dando luogo alla trasgressione e alla disobbedienza. Il controllo dell’opinione pubblica e svolge, naturalmente, un efficace ruolo di prevenzione e il timore delle pene comminate dall’ordinamento giuridico come reazione alla violazione dell’ordine sociale possono dissuadere dal compimento di azioni e di attività trasgressive e criminose. In ogni caso queste sanzioni vengono applicate solo nel caso di concreta, provata o confessata violazione delle norme di diritto penale, mentre l’amore per Allàh e il Timore di Lui hanno una funzione preventiva riguardo a violazioni segrete, in quando da essi deriva la spontaneità della buona condotta morale e del comportamento conforme alla legge divina.
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È per il fatto che l’uomo è debole e che c’è in ciascuno di noi un’anima che ordina il male [an-nàfsu-l-ammàratu bi-s-sū‹] la sharì‛ah richiede allo Stato islamocratico di preordinare misure appropriate di prevenzione per garantire il rispetto della legge nel caso che si verifichino trasgressioni a essa. Nella maggior parte dei casi di violazione la Legge non stabilisce il tipo di punizione che deve essere irrugata al trasgressore, ma la lascia alla discrezionalità dell’autorità giudiziaria. Solo in alcuni casi di violazione l’Islàm prescrive punizioni specifiche: l’omicidio, il furto, il brigantaggio, l’adulterio, la fornicazione e il consumo di bevande alcoliche. Il tipo di punizione irrogata per ciascuno di questi comportamenti criminosi nel linguaggio giuridico della sharì‛ah si chiama ḥàdd [plurale ḥudūd], che significa “limite imposto da Allàh [ḥudūdu-llàh] alla “libertà d’azione dell’uomo nel Sublime Corano”, mentre la punizione lasciata dalla sharì‛ah alla discrezionalità dell’autorità giudiziaria si chiama tà‛zīr [correzione, castigo].

N.° 179

Shawwàl 1434
Agosto 2013

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