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Commemorazione

Corre in questi giorni il 14° anniversario della tragica scomparse negli U.S.A. del dott. Alessandro Nangeroni, scrittore e giornalista, alla cui penna è dovuto un interessante libro dal titolo “Cosa dice il Corano” e poiché egli fu amico sincero del Centro Islamico di Milano e Lombardia il Messaggero dell’Islàm ne onora la memoria, pubblicando i suoi “Credo che…” pronunciati da lui nel discorso da lui tenuto nel corso degli eventi programmati dal Centro nell’occasione del 20° anniversario della sua fondazione; discorso che documentava il suo affetto sincero per i Musulmani e per l’Islàm; un affetto che, ci sollecita a ricordarlo con questa pagina alla sua memoria dedicata, come riconoscenza altrettanto sincera e come impegno a realizzare i suoi insegnamenti, dei quali alcuni sono ancora da attuare.
Disse:
Credo che lo sforzo maggiore, di cui la Comunità islamica debba farsi promotrice, sia quello di farci conoscere, sempre di più e nella sua vera essenza, il Messaggio dell’Islàm. Certo, oggi, si urta contro un atteggiamento spirituale poco ricettivo: ma la crisi spirituale, in cui versano molte persone, non va sottovalutata, in quanto può rappresentare un’apertura verso un messaggio religioso, quello dell’Islàm, che fa giustizia di tante insipienze teologiche e che svuota del tutto i contenuti di predicazioni di maniera e che hanno perso ogni ispirazione nel parlare di Dio e della fede. C’è, inoltre, anche un aspetto propriamente culturale dell’Islàm, che ha informato di sé la ricerca scientifica, medica, filosofica, i cui contenuti, se fossero disponibili, sarebbero di grande utilità, anche oggi, per renderci consapevoli del processo storico che ha permesso all’Occidente di vantare i suoi successi e per redimerci dalle malefatte (per tutte il colonialismo), su cui è stata costruita quella supremazia economica, che oggi mostra i segni di una crisi irreversibile. L’Italia è immersa fino in fondo a questa crisi, eppure chi ci governa e la classe imprenditoriale nulla dicono contro le campagne di stampa di taglio chiaramente nazionalista, per non dire xenofobo, mentre invece, proprio loro, dovrebbero educare i cittadini a vivere, consapevoli della realtà, nel mercato internazionale del lavoro e, quindi, far accettare di buon grado quello stuolo di persone che sceglie l’Italia alla ricerca di un’occupazione, senza per questo privare i residenti del lavoro. Molti giudizi critici sull’Islàm testimoniano solo l’ignoranza di chi li esprime e, talvolta, la pervicacia a non voler capire; quasi mai si trova qualcuno che si lasci sfiorare dal dubbio che, con più modestia e maggior disponibilità, facendo parlare i rappresentanti e i protagonisti del mondo islamico, si potrebbero eliminare tutte le difficoltà al confronto, soprattutto dubbi e incertezze. In realtà le critiche all’Islàm sono soprattutto il segno delle nostre contraddizioni.
Credo che dovrebbe andare compiuto uno sforzo decisivo per mettere a punto in ogni dove, soprattutto nella provincia, oltre che a Milano, dei corsi di arabo per fare in modo che un maggior numero di persone possa avere lo strumento fondamentale che tanta parte ha avuto e ha nella diffusione dell’Islàm.
Credo che, come è avvenuto per le macellerie, vada coltivata la diffusione della cultura alimentare islamica, che rappresenta un recupero di igiene e di genuinità rispetto ai prodotti dell’industria alimentare, ricca solo di tanti additivi e conservanti, che alterano i prodotti e danneggiano la nostra salute.
Credo che vada compiuto un grande sforzo di divulgazione per una sempre più approfondita conoscenza del mondo islamico, creando condizioni di miglior favore per facilitare viaggi organizzati e caratterizzati da una più chiara impronta culturale in quei Paesi che storicamente rappresentano i centri di maggiore importanza nella testimonianza della fede.
Credo che i Musulmani italiani dovrebbero mettersi all’opera per individuare le vestigia della presenza islamica in Italia, creando le condizioni per saldare nel tempo l’oggi con il passato, per costruire un nesso di continuità storica tra due momenti non più lontani e distinti della storia d’Italia e poter rivendicare l’originalità di una presenza della fede islamica, che non deve conquistarsi un proprio spazio ai giorni nostri, essendo già stata di casa qui in tempi ben più difficili degli attuali.

N.° 179

Shawwàl 1434
Agosto 2013

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