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Ibn Abbàs

Ibn ‘Abbās raccontò:
Dopo il passaggio a miglior vita dell’Apostolo di Allàh, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, io dissi a uno degli Anṣār, che era mio amico: “L’Apostolo di Allàh [ṣA‛ws.] non è più tra noi, ma un gran numero di suoi Compagni della prima ora sono ancora tra noi, per cui dobbiamo rivolgerci a loro per avere conoscenza delle pratiche dell’Islàm”. Quello mi rispose: “Chi verrà con te per andare a chiedere a questi eminenti Compagni delle informazioni, per imparare le regole di vita dell’Islàm?”.
Non mi persi d’animo e diedi inizio alla mia ricerca, avvicinandomi a ogni persona, di cui pensavo potesse aver avuto occasione di aver udito qualcosa dall’Apostolo di Allàh, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria e, principalmente, mi adoperai per chiedere informazioni di un certo peso agli Anṣār. Se quando andavo a visitare qualcuno dei Saḥābah lo trovavo che dormiva, stendevo il mio scialle all’ingresso di casa sua e mi sedevo in attesa che si svegliasse.
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Talvolta la mia faccia e il mio corpo erano coperti di polvere, ma io continuavo a stare seduto fino al loro risveglio, in modo da poterli contattare subito dopo. Qualcuno di loro disse: “o Abdullàh, tu sei cugino dell’Apostolo di Allàh, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, ci dovevi mandare a chiamare! Perché ti sei preso il disturbo di venire tu da noi?”. Io risposi loro: “Sono io che devo venire da voi! Io sono lo studente e voi siete i miei maestri”. Qualcuno di quelli dai quali mi ero recato, trovandolo che dormiva, per cui ne aspettai il risveglio, disse: “Quanto tempo sei stato ad aspettare?” . Risposi. “Abbastanza a lungo!”. Ed essi: “Che peccato! Avresti dovuto svegliarci!”. Risposi: “Non mi sarei mai permesso di disturbarvi per soddisfare il mio desiderio di sapere!”.
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In questo modo ho realizzato la mia ricerca, finché venne il tempo in cui la gente incominciò a venire in massa da me per imparare. Il mio amico allora si rese conto che avevo ragione e disse: “Questo ragazzo ha fornito la prova di essere più razionale di tutti noi!”.
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Fu per questo appassionato amore per la conoscenza, che ad Abdullàh bin ‘Abbās, che Allàh sia soddisfatto di lui, fu dato l’appellativo di “Ḥibru-l-Ummah” [l’uomo piè esperto della Ummah] e di “Baḥru-l-‛ulūm” [oceano di scienza] nel suo tempo. Morì nella città di Tà‹if e Muhàmmad, il figlio di Ali disse: “Oggi abbiamo perso un leader che era un uomo di Allàh”. Da Abdullàh figlio di Omar, abbiamo saputo che Abdullàh figlio di Abbàs era noto per la sua conoscenza delle occasioni nelle quali le diverse ayàt del Sublime Corano erano state rivelate. Secondo Omar, che Allàh si compiaccia di lui, Abdullàh bin Abbàs è da essere annoverato tra gli eminenti ‘ulamā‹ dell’Islàm, per l’infaticabile lavoro da lui svolto per appropriarsi del sapere.
Se egli, appartenendo alla famiglia del Profeta, si fosse considerato superiore alla gente, e non fosse andato dalla gente per sapere, non avrebbe raggiunto la posizione di eminenza che raggiunse. L’Apostolo di Allàh, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, disse. “Sii molto umile e rispettoso nei confronti delle persone dalle quali ricevi il sapere”. Questa storia ci mostra come Abdullàh bin ‘Abbàs (che Allàh si compiaccia di lui) fosse umile e rispettoso nei confronti di coloro da cui imparava l’Islàm; mostra, inoltre. Il suo amore per il sapere, per cui non si risparmiava disagi per andare a “intervistare” persone, che avevano qualche conoscenza di detti, fatti e precetti del Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria.
Nulla può essere acquisito senza qualche disagio. Un proverbio arabo recita: “Chi vuole eccellere sugli altri ha da far bruciare l’olio della lampada a mezzanotte”.
E Allàh ne sa di più.

N.° 179

Shawwàl 1434
Agosto 2013

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