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Conoscere la Sunna
è indispensabile
per la pratica dell'Islàm

Il titolo di questo articolo è categorico, come è categorico il fatto che solo con due atomi di idrogeno (H2) e un atomo di ossigeno (0) si produce l'acqua, la cui formula come tutti ben sanno è H20. Per analogia possiamo dire che la «formula» dell'Islàm è CORANO + SUNNA del Profeta Muhàmmad, che Iddio lo benedica e l'abbia in gloria*. La Sunna è quel complesso di regole di condotta costituite dalle regole dettate dal Profeta e dalla sua pratica di vita. Questa conclusione è il risultato della lettura attenta del Corano, la Parola di Allàh (Iddio)**, il Quale, nel Sublime Corano, ha portato a conoscenza degli uomini, che il profeta Muhàmmad* non ha solo il compito di trasmettere il Messaggio coranico, ma ha anche quello di spiegarlo, interpretarlo autenticamente; e che Egli**, oltre a queste due funzioni, ha conferito al Suo Profeta anche un «potere normativo» complementare alla Normativa coranica; un potere sia regolamentare, per mezzo di disposizioni, sia come modello, per mezzo di esempi. Questo potere normativo si fonda su diverse ayāt.
Dice Iddio, l'Altissimo:
«Chi obbedisce al Profeta obbedisce ad Allàh!» «Obbedite a ciò che il Profeta vi ordina e astenetevi da quanto vi proibisce». “Quando Allàh e il suo Apostolo hanno stabilito una regola di condotta, non è più dato a un credente o a una credente di fare di testa sua”. A questo punto si pone la domanda: «Qual è la via per conoscere la Sunna?». Per i neo‑Musulmani la via per conoscere la Sunna è la pratica dell'Islàm nell'ambito di una Comunità, di modo che l'apprendimento di essa si sviluppa con una conoscenza sempre più approfondita del Corano e degli Insegnamenti del Profeta*, mediante il contatto personale con Musulmani più avanzati nella conoscenza. Quando il neo‑musulmano avrà ricevuto, Iddio volendo, quella istruzione di base che lo mette in grado di avere una chiara chiave di lettura «islamica», potrà, da solo, aumentare la sua conoscenza, rivolgendosi alle Fonti. Quali fonti? Quali sono le fonti informative attraverso le quali possiamo conoscere nel dettaglio «la Sunna» del profeta Muhàmmad, che Iddio lo benedica e l'abbia in gloria? La Fonte principale è la TRADIZIONE, cioè la narrazione di detti, fatti, comportamenti, insegnamenti del Profeta, che Iddio lo benedica e l'abbia in gloria, proveniente da Testimoni oculari. La tradizione nasce come risposta all'imperativo coranico che ingiunge ai credenti «ciò che il Profeta vi ha ordinato di fare, fatelo e ciò che vi ha proibito, non fatelo!» La tradizione è il veicolo attraverso il quale è possibile al credente di realizzare, nei limiti delle possibilità, quel «nobile modello» di condotta che Iddio ha proposto a coloro che in Iddio sperano, che sperano nel Giorno del Giudizio e che spesso ricordano Iddio. Il primo Insegnante della Sunna è lo stesso Profeta, che Iddio lo benedica e l'abbia in gloria*, nell'esercizio del suo ministero profetico. La forma più elementare di insegnamento della «sunna» è l'insegnamento orale del Profeta stesso*. Segue poi la «dimostrazione pratica» che il Profeta* proponeva a coloro che erano presenti al suo Insegnamento. C'è poi l'insegnamento profetico, mediante lettere di istruzioni a dirigenti periferici, inviti all'Islam a Re e Imperatori, comandanti militari e governatori. L'apprendimento della «Sunna» avvenne o per memorizzazione, o per «registrazione per iscritto», o per pratica. I primi Compagni del Profeta* (che Allàh lo benedica e l'abbia in gloria) erano Arabi e gli Arabi avevano una memoria prodigiosa. Poiché pochissimi erano quelli capaci di leggere e scrivere, tutto veniva mandato a memoria. Quindi, i detti e i fatti del Profeta* venivano memorizzati con molta facilità ed in modo molto dettagliato. C'erano alcuni Compagni che sapevano scrivere e costoro, oltre ad imparare a memoria i detti ed i fatti del Profeta*, li scrivevano subito in modo da «conservare» «il detto» o «il fatto», mettendolo al riparo dall'oblio. Il terzo modo sopra indicato, la pratica, avveniva, durante la vita del Profeta*, mediante l'imitazione di quello che il Profeta* faceva. Per almeno cento anni la Tradizione fu per la massima parte ORALE, anche se vi furono numerosissime redazioni per iscritto del materiale della Sunna. La prima raccolta ufficiale, per iscritto, delle TRADIZIONI riguardanti la Sunna del Profeta* fu redatta al tempo del Califfo Omar ibn abd el Aziz da un noto TRADIZIONISTA dell'epoca, di nome ZUHRI. Ogni «tradizione» consiste di due parti. La prima si chiama isnād ed è costituita dalla serie dei nomi di coloro che hanno preso parte alla trasmissione del racconto del detto o del fatto del Profeta*. La seconda parte, che si chiama màtn, è il detto o il fatto del Profeta*. L'isnād costituisce un fattore di garanzia dell'autenticità del màtn, contenuto nel ḥadīth. Tuttavia per apprezzare l'autenticità del «màtnun» è necessario avere la sicurezza dell'attendibilità delle persone i cui nominativi fanno parte dell'isnād. Questa esigenza ha dato luogo ad un'immensa e scrupolosa attività di ricerca, condotta con metodi scientifici, avente per oggetto la valutazione delle isnād e degli ḥadīth. Infatti, dopo due o tre generazioni uno stesso ḥadīth si trova insegnato in località diverse, nelle quali è giunto attraverso diramazioni di un insegnamento impartito dallo stesso insegnante a più discepoli. Nel giro di meno di cent'anni l'impero islamico estese il suo dominio dalle rive dell'Atlantico fino all'Indo e all'Asia interiore. Di mano in mano che i territori circostanti venivano liberati dai regimi fondati sul dominio dell'uomo sull'uomo, le città venivano arricchite con moschee ed in ciascuna moschea entrava subito in funzione una màdrasah (scuola) dove venivano insegnati il Corano e la Sunna del Profeta*. Dopo la morte del Profeta* (che Iddio lo benedica e l'abbia in gloria) numerosi Compagni si trasferirono da Medina alle città più importanti dell'Impero, per INSEGNARE. A ciò erano spinti dal sentimento del loro dovere di continuare la missione «profetica» di insegnamento della «retta via». Numerosissimi erano i discepoli che a loro volta si facevano trasmettitori dell'insegnamento ricevuto, per cui ben presto fu sentita l'esigenza di stabilire dei criteri precisi al fine di accertare l'autenticità del màtn, anche attraverso l'attendibilità dei «trasmettitori». Vennero, quindi, svolte delle approfondite indagini per mettere a fuoco nei minimi dettagli la personalità di ciascuno dei trasmettitori, sicché bastava che da queste ricerche anamnestiche fosse risultato anche il benché minimo dubbio sull'attendibilità del trasmettitore, il ḥadīth nella cui isnād si trovava il nome del trasmettitore in odore di inattendibilità, non veniva preso in considerazione, come fonte normativa. Gli Aḥadīth, a seconda del tipo di isnād, sono stati classificati in diverse categorie. Quando la stragrande maggioranza dei tradizionisti riferiscono il màtn con le stesse parole o, se pur essendovi nel testo parole diverse, tuttavia il senso è univoco ed il significato identico, il ḥadīth viene chiamato mutawātir. Quando il numero dei tradizionisti non raggiunge il quorum perché il ḥadīth sia considerato mutawātir esso viene considerato ahād. Ḥadīth qùdsī è il ḥadīth nel quale il Profeta* comunica un Messaggio di Allàh**, che non è, però, rivelazione coranica, insegnando: «Allàh, gloria a Lui l'Altissimo, ha detto: ....». Il vastissimo materiale relativo alla Sunna che Profeta* (che Iddio lo benedica e l'abbia in gloria) venne sottoposto ad un vaglio accuratissimo e severo per cui il risultato della critica e degli studi in materia di ḥadīth portò ad una classificazione degli stessi. Un dato ḥadīth appartiene o alla categoria di quelli accettati ed allora è maqbūl oppure alla categoria di quelli respinti ed allora è mardūd. Il ḥadīth maqbūl (accettato) può essere o ṣaḥīḥ (autentico) oppure ḥàsan (valido). Il ḥadīth mardūd, cioè respinto come tale, può essere accettato se convalidato da un altro ḥadīth del medesimo tenore. Per esser ammesso alla categoria maqbūl il ḥadīth doveva non solo essere riconosciuto autentico nel màtn, ma doveva avere una isnād composta da nomi di persone, le quali non solo erano rinomate per la loro condotta specchiata ed illibata, ma erano anche altrettanto rinomate per la loro capacità mnemonica, sì da poter dare la massima garanzia della loro capacità di trasmettere senza commettere errori. I «trasmettitori» sono stati divisi in 12 categorie. La prima è quella dei Compagni del Profeta, che Allàh si compiaccia di loro, la cui attendibilità è attestata dal Profeta stesso*, e l'ultima è quella di chi è stato accertato kadhdhāb (mendace). Il ḥadīth è mardūd (cioè non accettato) quando il trasmettitore è classificato di 10a, 11a, o 12a categoria. È mardūd il ḥadīth che ha discontinuità nella isnād, o per altri motivi che possono gettare anche la minima ombra di dubbio sulla provenienza del màtn. Uno studio approfondito su questo tema richiederebbe ben altro spazio, perché enorme e minuzioso è stato il lavoro di centinaia e centinaia di Studiosi (al‑Muḥaddithūna) che hanno dedicato tutta la loro vita per dare ai Musulmani la certezza e la tranquillità spirituale, che quando viene detto «Qāla Rasūlullāhi...» «L'Inviato di Allàh ha detto...» veramente quelle parole sono uscite dalla bocca del Profeta* (che Iddio lo benedica e l'abbia in gloria). Vane sono quindi le pretese di alcuni personaggi contemporanei, i quali sostengono che un certo numero di ḥadīth giunti a noi attraverso il paziente lavoro di studio, ricerca, vaglio, critica, confronto, condotto da al‑Muhàddithūna, non siano attendibili. È vero che ci furono eretici e nemici dell'Islàm, i quali per creare confusione inventarono di sana pianta dei «detti» e dei «fatti» del Profeta*. È vero pure che ci furono degli esaltati i quali, addirittura per motivi religiosi, fabbricarono «hadìth». È veto pure che ci furono dei «servi del potere» i quali inventarono degli ḥadìīh a sostegno della causa dei loro padroni. È vero pure che ci furono dei «cantastorie» che nelle loro fantasie attribuirono al Profeta* cose non vere. Ci furono, pure, degli ḥadīth inventati in buona fede, per errore. Ma al manifestarsi di questi fenomeni al‑Muhaddithūna elaborarono un sistema di verifiche capace di smascherare ogni falsificazione. Se nel testo c'è un'esagerazione tale che il Profeta* non avrebbe mai detto; se nel testo ci sono ridicolaggini; se nel testo c'è una palese contraddizione con una Sunna indiscutibile; se il «detto» ha una portata tale che, nel caso il Profeta* lo avesse veramente detto, sarebbe stato riferito da moltissimi suoi Compagni; se il detto non appartiene al linguaggio del Profeta*; se il detto sembra la massima o di un «santone» o di un «praticone di medicina»; se è in contraddizione con il chiaro ed ovvio significato di untesto del Sublime Corano; se è inadeguato nello stile… In tutti questi casi il ḥadīth non passò! Inoltre, attraverso la biografia minuziosa di tutti coloro che hanno ricevuto e trasmesso informazioni su «detti e fatti» del Profeta Muhàmmad* (che Allàh lo benedica e l'abbia in gloria) fu possibile smascherare i falsari. Quando, infatti, arrivava qualcuno a presentare un ḥadīth, gli veniva chiesto in quali circostanze di tempo e di luogo esso gli era pervenuto » e da chi lo aveva ascoltato. Così attraverso l'esame della biografia del «trasmettitore» indicato emergeva il falso, perché, mettiamo, il trasmettitore indicato o era già morto nel tempo in cui il mentitore affermava essersi verificata la trasmissione del ḥadīth, oppure si trovava in un luogo diverso... Naturalmente, i nemici dell'Islàm, del passato, del presente e del futuro, hanno speculato, speculano e speculeranno... sulle «falsificazioni» per mettere in discussione la «Tradizione», come fonte di comportamento islàmico. Mentre, invece, se pur sono stati coniati dagli «israeliti» numerosissimi «pseudo‑ḥadīth», essi tutti sono stati individuati e i loro fabbricatori smascherati! Nessuno di questi pseudo‑ḥadīth è riuscito a passare attraverso il vaglio di al‑Muhàddithūna! Tutti gli aḥadīth sono stati setacciati, indagati, vagliati e nel caso di dubbio circa la «autenticità» venivano esaminati sia l'inchiostro che la carta, per accertare se la scrittura era posteriore a quella del testo degli altri hadìth contenuti nell'opera in esame. Oggi, quindi, possiamo andare tranquilli. Grazie al lavoro commendevole di centinaia di onesti studiosi, i modelli di comportamento del Profeta* e il Suo insegnamento sono giunti a noi inalterati. Numerose e pregevoli sono le Raccolte di Ḥadīth. Tra esse ci sono: il Ṣaḥīḥ di al‑Bukhārī e il Ṣaḥīḥ di Muslim, i 40 ḥadīth dell'Imām Nawawī. Di questi ultimi è disponibile il testo in arabo e in italiano (nelle pubblicazioni delle Edizioni del Càlamo) accompagnato dalla spiegazione di al‑Shàykh ‛àbdu r‑Rahmān Pasquini.

E la lode appartiene ad Allàh
il Signore e Padrone dei Mondi!

 

N.° 181

Muhàrram 1435
Novembre 2013

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