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La donazione del corpo post mortem

Conferenza

Testo della Relazione del dott. Ali Abu Shwaima, presidente del Centro Islamico di Milano nella Tavola Rotonda che, con il patrocinio della Regione Lombardia, si è tenuta, in data 3 ottobre 2013 [ore 15.00 – ore 19.30] nella Sala del Gonfalone nel Palazzo Regione Lombardia, sul tema “La donazione del Corpo post mortem” in relazione a un Proposta di Legge Regionale per la Ricerca Scientifica e la Didattica.
L’evento è stato organizzato dalla Associazione Italiana di Bioetica in Chirurgia in unione all’Istituto Italiano di Bioetica e BRAMRADIO. Presidente dell’Evento l’Onorevole F. Rizzi e moderatore il dott. D. Maggiore. La donazione del proprio corpo post mortem ai fini della Ricerca scientifica e della Didattica Chirurgica è stato oggetto di un’ampia e approfondita trattazione da parte dei relatori che si sono avvicendati sul palco e nell’ordine di tempo, sviscerando l’argomento con i temi seguenti: La donazione del Corpo post mortem; finalità della Legge Regionale; ruolo del medico di famiglia; cosa ne pensa la politica; il punto di vista cattolico; contributo delle Associazioni di Ricerca; cosa ne pensa il chirurgo [interessantissima relazione del prof C. Staudacher, direttore della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Generale dell’Università Vista‑Salute S. Raffaele Milano].
Per l’Islàm il dott. Ali Abu Shwaima ha svolto la seguente relazione.
Nella visione islamica del mondo, che si basa sul Corano e sull’insegnamento del Profeta Muhàmmad, Allàh lo esalti e gli dia pace, l’uomo è creatura; è la creatura più importante del creato e in quanto tale è stato onorato dal Creatore di una dignità, che lo pone sia al di sopra dell’angelo che al di sopra della bestia. Per questa sua condizione di privilegio rispetto alle altre creature, Iddio/Allàh ha messo a disposizione di questa Sua creatura tutto il creato, indicando quali sono le cose buone, rendendole lecite, e quali sono quelle cattive, dichiarandole illecite.
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Nell’Islàm l’importanza del corpo è sottolineata da una numerosa normativa, che impone all’uomo di salvaguardare la sua salute, facendo ricorso in linea preventiva all’igiene e, in caso di malattia, alle cure idonee alla guarigione, tenendo sempre presente che il medico cura, ma è Allàh che guarisce, dettando anche norme dietetiche per la prevenzione. Disse infatti il Profeta, detto alla moderna, che “con un grammo di prevenzione si evita la necessità del ricorso a un quintale di medicine (o come disse in arabo). Tutto ciò sottolinea la considerazione, in cui l’Islàm tiene la fisicità dell’uomo, imponendo il rispetto nei confronti della dignità di esso, proibendo anche la visione delle parti intime.
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L’uomo è una realtà della creazione, nella quale coesistono uno spirito, un’anima e un corpo e per la tutela di questi tre aspetti della personalità umana sono state apprestate delle norme che ne salvaguardino i valori.
Il nostro tema riguarda l’aspetto della fisicità e a questo aspetto limiterò il mio intervento. Prendo, quindi, le mosse dal fatto che il Corano, che nell’ottica islamica, è la Parola stessa del Creatore, che nel Libro chiama Se stesso Allàh, promuove la ricerca scientifica, in un grande numero di versetti e, grazie a questo aspetto di ricerca della scienza, i Musulmani si sono esercitati in tutti i campi dello scibile umano, portando contributi determinanti al progresso scientifico con i loro studi e i risultati delle loro ricerche.
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Nel campo della medicina, essi, partendo dallo studio delle opere dei grandi terapeuti Greci, ne hanno sviluppato i risultati e hanno dato vita a una profonda ricerca scientifica nella medicina, producendo opere, che sono state alla base della medicina moderna, di cui possiamo dire, a giusto titolo, che essa, la medicina moderna, ha radici islamiche. Ricordo soltanto il Canone, di Avicenna, sul quale i medici europei hanno studiato per diversi secoli e che esso è stato il punto di partenza del progresso scientifico della medicina moderna, insieme alle opere di chirurgia e di diagnostica fiorite nei secoli d’oro della civiltà musulmana.
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Le norme del codice etico‑giuridico islamico, che riguardano fisicità dell’uomo, ne impongono il rispetto, non soltanto quando egli è vivo, ma proprio per il fatto che la creatura umana ha un posto di primo piano nel creato, si estende anche alla salma, cioè alle sue spoglie mortali che devono essere trattate con rispetto della integrità fisica. Il Codice di vita islamico proibisce qualsiasi forma di lesione dell’integrità fisica: l’omicidio, le lesioni personali, le mutilazioni, il suicidio e anche tutte quelle forme di modificazione dell’aspetto fatto volontariamente per motivi estetici. Il rispetto della fisicità.
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Naturalmente ci sono delle particolari situazioni, nelle quali c’è un interesse che prevale su quello del diritto/dovere del rispetto dell’integrità della salma; e ciò si verifica in tre casi specifici. Quando l’esecuzione dell’autopsia, che comporta operazioni di chirurgia sulla salma, si renda necessaria, per accertare le cause del decesso ai fini giudiziari; quando nell’interesse pubblico si rende necessaria la sezione del cadavere per l’accertamento delle cause del decesso, al fine di accertare se causa della morte sia un morbo, che può dar luogo a una epidemia; infine, nel caso che, sempre con il consenso in vita del defunto, la sua salma venga messa a disposizione della ricerca scientifica, quando non è possibile eseguire gli esperimenti in maniera diversa, ricorrendo ad esperimenti su animali.
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Anche nei tre casi appena citati le operazioni devono essere eseguite con il rispetto della dignità del defunto, le parti della salma del quale non devono essere oggetto di ludibrio da parte del perito settore, che esegue le operazioni autoptiche né degli assistenti a esse per motivo di studio. Le parti intime non devono essere osservate, tranne il caso che l’accertamento abbia per oggetto l’apparato uro‑genitale; nel caso che la salma sia quella di una donna è prescritto che le operazioni vengano eseguite da una donna; nel caso che degli organi vengano asportati, essi, dopo l’effettuazione delle analisi, devono essere sepolti in terra. In relazione alla limitatezza del tempo a disposizione per la mia relazione, quelli che ho detto sono soltanto gli aspetti principali del riguardo, che l’Islàm ha per la creatura umana, anche quando ha cessato di vivere,; e ciò proprio per il diritto dell’uomo al rispetto della sua dignità anche in morte, nel quadro più vasto del Codice di vita islamico, nel quale la ratio di ogni norma è il rispetto della persona nelle tre forme principali della personalità: il corpo, l’onore e il patrimonio.
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L’Islàm non ha prevenzione per l’esecuzione della donazione della propria salma o di parti di essa per motivi di ricerca scientifica necessaria, purché le operazioni vengano eseguite nel rispetto delle norme che l’Islàm pone a salvaguardia della dignità del corpo. E ciò non può avvenire, se non con l’esplicito consenso, dato in vita e in condizioni di perfetta capacità di intendere e di volere, dal donatore della propria salma, o da parte dei suoi più stretti familiari, salvo che egli non li abbia esclusi da tale disponibilità tramite testamento. E, anche in questo caso, non può avvenire se non dopo l’accertamento non solo della morte cerebrale, ma anche della cessazione dell’attività cardio‑circolatoria.
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In conclusione
Dopo avere esaminato il testo della proposta di legge regionale, relativa alla disposizione del corpo post mortem presentato dall’Associazione Italiana di Bioetica in chirurgia, dichiariamo che nulla osta da parte dell’Islàm alla disposizione da parte di soggetto capace di intendere e di volere in pieno possesso delle sue facoltà mentali della sua salma post mortem per scopi di ricerca scientifica e di didattica chirurgica, purché siano rispettate le condizioni a cui detta attività è sottoposta dalla normativa islamica relativamente al rispetto della dignità della salma, di cui alla presente relazione.

E la lode appartiene ad Allàh
il Signore di tutti gli universi.

 

N.° 181

Muhàrram 1435
Novembre 2013

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