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Al-’ankabūt
il RAGNO

Ragno è il nome generico di un insetto appartenete all’ordine degli aracnidi. Hanno l’addome peduncolato e sono capaci di tessere una tela con una bava sericea secreta da ghiandole dette filiere o filatrici; respirano per sacchi polmonari, sono a sessi separati e sono ovipari. I maschi, che, meno longevi delle femmine, le quali, salvo incidenti di percorso, vivono un anno, muoiono subito dopo le nozze e, in molte specie, vengono divorati dopo il coito dalle femmine fecondate.

Il ragno tende la sua tela agli angoli delle finestre, sulle siepi e all’imboccatura di cavità naturali, normalmente con forma circolare in un piano verticale.

Nella lingua araba il ragno è rappresentato dal sostantivo ‘ànqabūt e questo nome è anche il titolo della ventinovesima Sura del Sublime Corano [Sura del ragno (sūratu l-’ankabūt). Rivelata alla Mecca, ad eccezione delle ayāt da 1 a 11, rivelate a Medina. Detta Sura, che è costituita da 69 ayāt ed è scesa dopo la Sura al-Rūm (sura 30)] ha il titolo sopra indicato, in quanto in essa vi è il riferimento alla ragnatela, bàytu-l-‘ànkabūt. Dice Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce:
“Il paragone di coloro che prendono dei patroni all’ infuori di Allàh è il ragno, che si fa una casa! In verità, la più fragile delle case è, certamente, la casa del ragno Se lo sapessero!(41) In verità, Allàh conosce ogni cosa, che essi invocano all’infuori di Lui! Egli è al-'azìz (il Possente), il Sapiente. (42) Noi proponiamo agli uomini quei paragoni, ma non li comprendono se non coloro che sanno. (43)”.
È stato dimostrato dagli studiosi di entomologia che i fili che costituiscono la ragnatela, in relazione alla loro funzione, sono solidissimi, per cui la “fragilità della casa del ragno” ha da essere intesa come “fragilità della sua relazione coniugale” che si interrompe, tragicamente dopo le nozze con il “masculicidio cannibalico” in funzione alimentare da parte della femmina fecondata. Questo passaggio del Sublime Corano può essere sicuramente opposto, insieme a numerosi altri, a coloro che vogliono far credere che il Corano sia “opera personale autentica di Maometto”, perché è assolutamente inverosimile che il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, avesse conoscenza di questo aspetto cannibalesco della vita del ragno!

Siamo nel mese di Safar 1435 dell’egira e proprio in questo mese ebbe inizio 1435 anni lunari or sono, la partenza del Profeta Muhàmmad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, dalla Mecca, con destinazione Yàthrib. In questo mese ebbe luogo il complotto omicida degli esponenti più in vista della classe dominante della Mecca, la vittima eccellente del quale doveva essere Abu-l-Qāsim [la kunyah del Profeta* = il Padre di Qāsim].Come Allàh salvò Noè dalle acque diluvio, Abramo dal fuoco dei politeisti, Ismaele dal coltello sacrificale, Giona dal ventre della balena, Mosè dalle acque del Nilo, Gesù dalla croce israelo-romana, così con una miracolosa tela di ragno salvò il Profeta Muhàmmad* il Sigillo della profezia, in quanto ultimo degli Inviati, dal complotto omicida dei dirigenti della Mecca, che con l’uccisione del Profeta* pensavano di poter neutralizzare l’effetto pernicioso per il loro potere politico e i loro interessi economici del messaggio muhàmmadico; Nessuno ha
titolo di essere padrone del-l’uomo tranne Allàh”. Il mezzo principale con cui venne attuata la salvezza fu la tela del ragno.

N.° 182

Rabì I° 1435
Gennaio 2014

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