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Al-Màwlid, il giorno natale del Profeta*

Poemetto scritto dal poeta turco Sulaymān Shelebì nell’anno 812 dell’egira, corrispondente al 1409 dell’era volgare.
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Da Āmina [leggi : àaamina] – la nobile figlia di Wàhb – nacque Muhàmmad.
Che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria.
Da tal sublime conchiglia fu generata la gloriosa perla.
Quando da Abdullàh rimase incinta,
come ogni madre d’uomo più pesante di giorno in giorno
attese con pazienza il grande evento.
Quando il parto al compimento del suo tempo fu vicino,
molti miracolosi segni di universale giubilo apparvero.
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Nella notte del dodicesimo giorno di Rabì’u-l-àwwal,
il dì secondo della settimana nel quale nacque il figlio della vedova,
quante cose mirabili vide la madre del più nobile degli uomini.
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La madre dell’ Eletto raccontò: “Vidi una Luce più splendente
di quella del sole all’improvviso uscir dalla mia casa
e tutti gli universi ne furono inondati, sicché le tenebre
furono vinte dovunque; tre angeli comparvero nel cielo
e ciascuno di loro teneva nella destra una bandiera.
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Una bandiera fu piantata in oriente e un’altra in occidente
Ed infine la terza fu piantata sul tetto della Nobile Kà’bah.
Compatte schiere di angeli discese dal cielo
e mentre uno di loro distendeva nel cielo
un tappeto di finissima seta, detta sundus;
le schiere angeliche giravano attorno alla mia casa
glorificando Allàh, rifulga lo splendore della Sua Luce,
come fanno nel Tawàf i Pellegrini alla Mecca,
girando attorno al Santuario Antico.
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Quali non furono stupore e meraviglia che l’anima mi presero
In quella successione di miracoli, che intorno a me
Quella notte accadevano!
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All’improvviso comparvero nella piccola stanza,
con il sovrano permesso dell’Altissimo
tre affascinanti nobildonne del Firdàus
d’una bellezza muliebre ineguagliabile,
il volto di ciascuna delle quali splendeva
con l’argenteo splendore della luna
nella quattordicesima notte del mese.
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Le tre incantevoli nobildonne del Paradiso
Erano: Asiyah la dissenziente moglie di Faraone,
Màr°yam figlia di Imràn, la madre del Messia.
La terza era una Hurìyah dal fascino irresistibile
Uscita dai meravigliosi padiglioni delle fanciulle del paradiso,
promesse ai beati.
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Per prima cosa esse mi diedero il saluto di pace,
poi le tre bellezze della divina onnipotenza,
con gentilezza squisita si sedettero davanti a me,
che avevo al seno il neonato,
e mi fecero auguri e complimenti per al-Mùstafa, l’Eletto,
gareggiando tra loro.
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Dissero: “Āmina [leggi: àaamina] mai figlio di donna
Vide la luce come questo tuo figlio dalla creazione del mondo.
Mai a nessuna donna l’Altissimo ha dato così grande dignità,
come quella di dare i natali a tanto figlio.
Immenso è il favore che hai trovato presso Allàh,
rifulga lo splendore della sua luce, perché nel tuo grembo
l’Eccelso ha dato vita alla più nobile di tutte le Sue creature.
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Questo neonato, con il permesso di Allàh,
sarà sultano della scienza dell’occulto
sarà la miniera del Tawhīd e della comprensione del divino
per chi va in cerca della Verità.
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E’ per amore di questo neonato che gli universi esistono
E che uomini ed angeli sono desiderosi del suo volto!
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O santo bimbo, in questa notte tu fai risplendere tutti i mondi
E fai della Terra il Paradiso. In questa notte mistica
Il Sommamente Misericordioso ha dato corpo in te
Alla Sua Misericordia per tutti gli universi
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Gli uomini di nobili sentimenti si rallegrano per questa notte
E quelli dotati di scienza darebbero la vita
Per questa notte, la sublime tra le notti!
-o-
Sì! Veramente,al-Mustafa è una misericordia per i mondi
E a lui l’Altissimo darà il permesso dell’intercessione
nel giorno del giudizio”.
-o-
Così mi parlarono di lui le tre nobildonne del Firdàus
ed il mio cuor si riempì di gioia e desiderio
di quella santa luce e benedetta.
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Quando fu giunto il tempo della venuta al mondo
Del fior fiore del creato,
Una sete fortissima mi venne per la grande arsura,
per cui mi venne porta una coppa di mistica bevanda
e – Miracolo! – dopo avere bevuto, la sete scomparve
e fui immersa in un mare di luce così intensa
da non poter più distinguere il mio corpo da essa.
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L’ala di un grande uccello bianco in volo
Con forza mi batté la schiena e in quel preciso momento,
Nel quale venne al mondo l’Orfano del padre,
Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce, agli universi
Diede la gioiosa notizia del lieto evento
E del destino del bimbo appena nato.
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La terra e i cieli furono subito immersi nella luce
Ed esultò il creato!
La sofferenza venne messa in fuga ed esplose la gioia.
Tutti gli atomi di tutti gli universi
Espressero il loro tripudio proclamando il divino Tawhīd
E alzando il lo grido di benvenuto.
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MARHABAN A TE
- o principe eccellente
- o miniera di profonda sapienza
- o via sicura della salvazione
- o medicina della sofferenza
- o sole e luna dell’Onnipoternte
- o Amico intimo di Allàh l’Altissimo
- o inseparabile dalla Verità
- o usignolo del giardino della bellezza
- o prediletto della Maestà divina
- o rifugio di chi non ha più speranza
- o coppiere degli Amanti di Allàh
- o consolatore degli afflitti
- o intercessore in favore dei trasgressori
- o signore dei due mondi
MARHABAN A TE! BENVENUTO!
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Per te fu creato tutto ciò che esiste.
La tua bellezza ha luminosità del mezzogiorno
E il tuo volto ha lo splendore della luna piena
Tu con amore porgerai la mano a chi è caduto,
sarai sostegno di tutti gli abbattuti
e rifugio di liberi e di schiavi
Tu sarai la potente medicina dei dolori del cuore
Con il permesso di Allàh, l’Altissimo.
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O Principe dei Profeti e Signore degli uomini tutti
Tu sei la luce degli occhi dei puri e dei santi
Il Suggello tu sei della Profezia.
La tua luce illumina il mondo e la rosa della tua bellezza
Lo rende giardino odoroso.
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L’invocazione della benedizione divina su te
Alla menzione del tuo nome
sarà per il fedele, Allàh volendolo,
Fonte di misericordia e di abbondanza.
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Nel giorno spaventoso del Giudizio
dagli orrori del fuoco dell’inferno
la tua intercessione sarà l’unica via di salvezza,
con il permesso di Allàh
rifulga lo splendor della Sua Luce.

N.° 182

Rabì I° 1435
Gennaio 2014

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